Rosmini. L’asceta – Il filosofo – L’uomo – L’amico
G. Bozzetti – P. Marrucchi – P. Fossi – R. Ciampini, Rosmini. L’asceta – Il filosofo – L’uomo – L’amico, Studium, Roma 1943 (Quaderni di Studium, 5).
Nella ricostruzione storica delle coordinate culturali che caratterizzano gli ambiti più colti e organizzati del movimento cattolico italiano fra gli anni Venti e Quaranta del XX secolo, si insiste molto sull’influenza esercitata dall’orientamento neotomista. La centralità che il sistema di pensiero ispirato a Tommaso d’Aquino aveva assunto sul piano teologico e filosofico, era stata del resto fortemente ribadita dall’enciclica Studiorum ducem di Pio XI, che presentava il maestro domenicano come un vero e proprio punto di riferimento anche sul piano della costruzione della cornice culturale in cui educare i giovani. E tuttavia quella neotomista non è la sola direttrice che si dipana all’interno del ventaglio di sensibilità intellettuali che albergano nel cattolicesimo italiano. In realtà come la F.U.C.I. e i Laureati Cattolici, permane anche un interesse per una tradizione di cattolicesimo culturalmente raffinato e profondo, che si ricollega con una lunga stagione che attraversa tutto il XIX secolo e che nasce e prede forma su un atteggiamento diverso nei riguardi della modernità e delle problematiche che pone. Se il neotomismo era nato – si pensi a come era stato delineato da Leone XIII nella celebre Aeterni Patris del 1879 – in aperta ed esplicita polemica con la cultura figlia della Rivoluzione francese, che si traduceva politicamente nel liberalismo e nel socialismo, vi era un orientamento diverso, più attento a cogliere le ragioni profonde dei mutamenti deflagrati nell’età delle Rivoluzioni e in Italia con il processo di unificazione nazionale.
Antonio Rosmini rappresentava quasi l’icona di questo sguardo del cattolicesimo rispetto al mondo moderno, che pure aveva avuto non solo i suoi critici ma conosciuto le censure dell’Sant’Uffizio. E tuttavia, una robusta linea di pensiero che risaliva al filosofo roveretano e che si nutriva dei suoi scritti come anche della sua spiritualità, aveva continuato ad alimentare una parte non irrilevante della produzione culturale all’interno del cattolicesimo italiano. Un esempio interessante del permanere di questo indirizzo si ritrova nel volume che nel gennaio 1943, in piena guerra mondiale, viene pubblicato nella serie dei “Quaderni di Studium” e che è dedicato a tracciare un profilo di Rosmini. Quel testo raccoglie quattro contributi che avevano animato una rievocazione dedicata al roveretano che si era tenuta nel 1941 a Firenze, presso il Lycaeum, una delle più interessanti realtà culturali della città, nata nel quadro della comunità di lingua inglese che abitava nella città toscana. In un contesto in cui il coinvolgimento nella guerra voluto dal regime fascista veniva sollevando sempre più questioni profonde circa il ruolo della cultura e del pensiero che interrogava anche i giovani universitari e laureati cattolici, Rosmini tornava ad essere un interlocutore capace di stimolare il pensiero su piani diversi. Un autore che era stato oggetto dell’attenzione anche nel mondo laico – basti qui ricordare l’interesse di Giovanni Gentile – era l’oggetto di una vera e propria riappropriazione da parte della cultura cattolica. In quel volume del 1943 si ritrovano allora quattro contributi che hanno l’ambizione di tracciare un profilo di Rosmini quanto più articolato e ricco. Quella che prendeva forma era «una penetrante rievocazione di tutto Rosmini».
Questa impostazione emerge con chiarezza già col primo contributo, che rivolge l’attenzione non al pensatore, ma all’asceta, mettendo dunque l’accento sull’esperienza di fede di Rosmini. Giuseppe Bozzetti, che dal 1935 era Generale dell’ordine dei rosminiani, ricollocava la vicenda cristiana del roveretano dentro la cornice di un cattolicesimo, quello italiano della prima metà dell’Ottocento, che restituiva lo spessore della spiritualità allo sforzo del pensiero. Era questo il perimetro entro cui considerare il Rosmini filosofo, oggetto del contributo di Piero Marrucchi, studioso attento del pensiero dell’autore de Le cinque piaghe come anche della riflessione filosofica contemporanea e collaboratore di Giorgio La Pira nella redazione della rivista Principi. L’intenzione era quella di evidenziare non solo la dimensione intellettuale, ma anche e soprattutto quella storica e umana, che cala la riflessione nelle pieghe della storia e del vivere degli uomini. Da qui il senso degli altri due contributi che completano il volume, quello di Raffaele Ciampini, dedicato a L’uomo e quello di Piero Fossi dal titolo L’amico, che guardano alle relazioni umane e amicali che accompagnano l’esistenza di Rosmini e il suo esercizio della filosofia.
Il volume su Rosmini riveste una sua importanza nel panorama di quella che è la maturazione intellettuale dei giovani cattolici italiani nei mesi tragici della guerra. In quello che è un tempo in cui tutto sembra mettere in discussione i fondamenti stessi di un ordine e di un orizzonte possibile, quelle pagine restituiscono la consapevolezza di come il cattolicesimo abbia saputo dialogare anche con il tempo della modernità e della contemporaneità. Si tratta di un passaggio che alza il velo su un pluralismo interno allo stesso mondo cattolico che poi trova espressione nelle diverse realtà del movimento cattolico e soprattutto in quelle che si occupano direttamente di cultura. Ed è questa una storia che in larga parte resta ancora da scrivere.
A cura di Riccardo Saccenti
