Lo spirito della liturgia
Romano Guardini, Lo spirito della liturgia, introduzione e traduzione dal tedesco di Mario Bendiscioli, Morcelliana, Brescia 1930.
Nel 1922 un giovane teologo che insegnava all’Università di Bonn e che in quello stesso anno si abilitava per l’insegnamento, pubblicò il volume Von Geist der Liturgie. Il trentacinquenne Romano Guardini raccoglieva in quelle pagine una serie di saggi usciti su importanti riviste negli anni precedenti, mentre divampava il primo conflitto mondiale, dedicati allo studio del senso teologico della liturgia. Quello scritto venne tradotto in italiano otto anni dopo, da Mario Bendiscioli e pubblicato presso la casa editrice Morcelliana nel quadro di un’articolata iniziativa editoriale che aveva in Giovanni Battista Montini il suo ispiratore. Il volume, col titolo italiano Lo spirito della liturgia, si inseriva dentro una vera e propria strategia che era parte del progetto culturale costruito attorno alla riorganizzazione della F.U.C.I., iniziato con la nomina di Montini ad assistente nazionale nel 1925. L’esigenza di dare respiro a linfa alla crescita spirituale dei giovani universitari cattolici italiani passava anche per una presa di contatto con la ricchezza di una produzione culturale che veniva dagli ambienti più dinamici del cattolicesimo europeo del tempo, in particolare quello francese e quello tedesco. Da qui l’importanza di una serie di pubblicazioni, che fanno capo a case editrici come Morcelliana, che divengono il veicolo di una disseminazione intellettuale che mette a contatto con autori di primo piano, fra i quali appunto Romano Guardini.
A chiarire la portata culturale della pubblicazione di Lo spirito della liturgia è il saggio introduttivo all’edizione italiana, steso dal traduttore e curatore dell’opera. Mario Bendiscioli, che è fra i più attivi e brillanti germanisti nell’Italia di quegli anni e al quale si deve, di fatto, la curatela delle traduzioni di autori tedeschi pubblicate da Morcelliana negli anni Trenta, presenta il testo di Guardini dentro una cornice storica ampia. La discussione attorno al senso della liturgia all’interno della tradizione della Chiesa cattolica viene infatti ricondotto ad un panorama, quello tedesco, nel quale questo tema assume un valore centrale dentro l’evoluzione del rapporto fra religione e cultura. Con la fine della Kulturkampf bismarckiana e in reazione ad essa, dentro gli ambienti cattolici tedeschi matura un atteggiamento aperto ad un confronto sereno e puntuale con la cultura moderna, che insiste sugli elementi di convergenze e di dialogo piuttosto che arroccarsi su un atteggiamento apologetico. Ed è questa apertura intellettuale che, a giudizio di Bendiscioli, caratterizza il punto di vista di Guardini, che matura in un tempo, i primi decenni del Novecento, nel quale si saldano fra loro una molteplicità di crisi profondissime. La deflagrazione del conflitto mondiale non assume solo un valore di carattere politico e militare, ma viene colta quale cesura epocale, come punto di non ritorno per la vicenda spirituale europea. Così, il volume del 1922 di Guardini è un prendere la parola, da parte di una delle voci più dinamiche e acute del panorama culturale cattolico tedesco, di fronte alla crisi della teologia “liberale” e a quella della filosofia dei grandi sistemi.
Lo spirito della liturgia è allora opera che contribuisce a mettere a tema il ritorno del problema religioso come fatto centrale nella vicenda europea e si presenta come un contributo per introdurre, nella discussione, un punto di vista che ragiona sulla liturgia facendo tesoro degli strumenti dell’analisi teologica e filosofica per decodificare il valore spirituale di quest’aspetto della vita della Chiesa. La novità dell’approccio guardiniano, infatti, non sta tanto nella descrizione delle forme della liturgia, ma nel suo insistere sulla dimensione dell’agire carico di senso. In questo senso, il cuore dell’analisi che Guardini conduce si sostanzia nella costruzione di una via per tornare all’essenza delle cose e alla comprensione della relazione fra queste e l’uomo, da un lato, e fra queste e le realtà superiori, Dio, dall’altro. In questo senso la liturgia diviene dimensione del vivere cristiano che enuclea in sé, in una compiuta unità, l’identità della Chiesa stessa. Quest’ultima, per Guardini, è il vero soggetto attivo della liturgia, che non è dunque fatto individuale né tantomeno una semplice collettività. Essa è unità sociale religiosa, che viene formata allo scopo di dare compimento al culto divino sul piano sopra-personale.
Si tratta di una visione di Chiesa che matura dando un’interpretazione dell’espressione antica «Corpus Christi mysticum» la quale non è qui ridotta ad essere il fondamento della gerarchizzazione della realtà ecclesiale ma piuttosto significa l’unità dei battezzati chiamata a farsi carico della venerazione dovuta a Dio. Nelle pagine di Guardini, la Chiesa emerge come quella forma sociale che si fonda su un agire, quello liturgico, che ha costantemente necessità di essere alimentato dal pensiero, da un’elaborazione che si misura con il piano tutto umano della cultura. È lì che si delineano le modalità con cui porre in una continuità efficace il simbolo, cioè i gesti e le parole, il senso a cui questo rimanda e lo scopo ultimo che si persegue con il culto.
La pubblicazione di Lo spirito della liturgia immette nel panorama della cultura cattolica italiana non solo un testo religioso ma una prospettiva intellettuale che si nutre di un pensare filosofico e teologico pienamente calato nella vicenda storica dell’inizio del Novecento. Si tratta di un modo di porsi di fronte alla realtà che è anche un lasciarsi interrogare dalla crisi, per arrivare ad una comprensione più compiuta di quello che è lo “spirito” della vita cristiana che deve alimentare il rendere lode a Dio con un annuncio del Vangelo che esige il contributo del pensiero. Ecco allora che, come osserva Guardini nelle prima pagine del suo teso, il nodo cruciale, prima ancora che quello di indagare i caratteri teologici della liturgia, è cogliere il rapporto fra questa e la realtà “non religiosa”, cioè la dimensione della cultura che è fatto propriamente umano, storico, ed è terreno da arare e curare per consentire alla Chiesa gesti e parole significanti. Nelle pagine di Guardini i giovani universitari di Montini trovarono la possibilità di iniziare a misurarsi con una comprensione della Chiesa e del Cristianesimo che si poneva il problema del rapporto con il mondo e la modernità in una chiave positiva. Soprattutto, emergeva la possibilità di una coscienza ecclesiale capace di cogliere una prospettiva diversa da quella istituzionale e gerarchica. La liturgia veniva colta in una chiave tutt’altro che estetizzante, diventava la rappresentazione di una Chiesa che vive attorno al cuore pulsante della missione dell’annuncio e che di pensa come una unità operante nella storia.
A cura di Riccardo Saccenti
