Cristo Verbo Incarnato

Cristo Verbo Incarnato

Cristo Verbo Incarnato

Emilio Guano. La Rivelazione di Dio. Vol. III. Cristo verbo incarnato, Editrice Studium, Roma 1942

La storiografia ha da tempo posto in luce, certo con accenti e sottolineature diverse, l’importanza del tornante tragico rappresentato dalla partecipazione dell’Italia al secondo conflitto mondiale. La guerra voluta dal governo fascista e da Mussolini aprì la strada ad una lacerazione profonda nel paese, passata per la sconfitta, per le distruzioni, per la caduta del regime e per la guerra civile che divenne guerra di Liberazione. Si tratta di una sorta di crogiuolo storico, nel quale gli iscritti alla F.U.C.I. si trovarono coinvolti sia perché alcuni di loro vennero chiamati sotto le armi, sia perché di fronte al crollo delle strutture dello Stato, della società e dell’economia, sentirono l’esigenza di interrogarsi sul futuro possibile. Dentro uno spazio del genere, dove mancavano i punti di riferimento e le chiavi di lettura per interpretare in termini politici e sociali quanto il paese stava vivendo, i fucini ebbero la possibilità di fare appello a quella spiritualità nutrita di studio e di educazione teologica che era figlia del progetto di Montini e che era stata declinata con il contributo di alcune delle figure più rilevanti della cultura religiosa italiana del tempo.

A questo bagaglio di strumenti con cui interrogare un presente così convulso appartiene il testo di Emilio Guano, Cristo verbo incarnato, che esce a Roma alla fine del 1942, come terzo volume di una serie dedicata al tema La rivelazione di Dio. Quest’ultima era il corso di dottrina cristiana che dal 1936 era vice assistente del Movimento Laureati di Azione Cattolica e fra il 1936 e il 1941 aveva insegnato Sacra Scrittura presso il seminario di Genova. All’interno del progetto montiniano di dare agli universitari cattolici, così come ai laureati cattolici, una solida cultura religiosa e teologica, Guano, assieme ad altre figure di rilievo della teologia italiana di quegli anni come Cordovani, Siri e Ricciotti, offrì una serie di corsi che furono poi rifusi in pubblicazioni che avevano lo scopo di poter replicare in modo capillare, nei vari circoli e gruppi della F.U.C.I. come dei Laureati Cattolici, quello stesso itinerario di studio. Il corso sulla rivelazione si configurava come uno studio accurato della cristologia e delle sue diverse implicazioni, nell’economia del quale il volume Cristo verbo incarnato si soffermava sulla questione dell’Incarnazione e dunque sul cuore delle questioni concernenti il Cristo. Si trattava, come precisava lo stesso Guano, di studiare il momento centrale della Rivelazione di Cristo, fissando l’attenzione sul mistero della sua realtà divino-umana e quindi interrogandosi sulla sua funzione, cioè sul sacerdozio.

Nell’esposizione di Guano il Cristo, letto alla luce delle Scritture e in particolare dei Vangeli, emerge come il centro attorno a cui si vengono polarizzando tutte le cose. Si tratta cioè di una prospettiva che guarda Cristo come il centro di gravità attorno a cui ruota l’intero creato e in ragione del quale quest’ultimo si viene strutturando e articolando, assegnando all’essere umano un ruolo specifico. Soprattutto, questo Cristo che diviene il punto in cui tutto si ricapitola esercita tale funzione anche sul tempo e cioè polarizza attorno a sé, oltre al presente, anche il passato e il futuro. Si tratta di un passaggio centrale, perché permette di cogliere quella che è l’impostazione teologica offerta da Guano. Delineare sì, in termini precisi, i connotati teologici del Cristo, il modo in cui in Lui si vengono unendo natura umana e natura divina e come questo sostanzi la funzione sacerdotale che i Vangeli e Paolo gli assegnano. E però sforzarsi anche, proprio nella logica dell’Incarnazione come centro della Rivelazione, di guardare agli sviluppi che tutto ciò ha determinato nella storia. I Vangeli non sono solo la fonte di una serie di elementi dogmatici: essi restituiscono anche un “dramma”, sono il racconto di una storia che passa per l’attività di Gesù dagli inizi sino alla Pasqua. Questa vicenda, che entra nella carne viva dell’umanità, non si esaurisce con la Pasqua di Gesù a Gerusalemme. Essa continua, osserva Guano, dentro quelli che sono i frutti dell’opera sacerdotale del Cristo, che fissano nella storia la possibilità per gli esseri umani di accostarsi ad una serie di misteri: quello di Dio, quello del mondo e dell’uomo, quello del male, quello della vita nuova.

A prendere forma nelle pagine del volume è dunque la storia non tanto come succedersi di eventi sul piano di una diacronia generale. Piuttosto è la storia come vita degli esseri umani, come esistenza nella quale il Cristo incarnato entra e apre ad una dimensione che è quella del soprannaturale e del senso. Guano invita così gli universitari cattolici a guardare al cuore della fede cristiana come ad un elemento in grado di restituire un senso, una direzione, ad un mondo sconvolto dalla guerra e dal conflitto. La Parola di Dio, che sfogliando le pagine del testo fornisce, per così dire, i mattoni di questa costruzione sapienziale, resta il terreno sul quale Guano invita a condurre questo itinerario che è teologico e spirituale. «Si tratta di esperienze e di sentimenti comuni: abbiamo bisogno oggi, specialmente in questi momenti di angosciosa tragedia di guerra, fra gli avvenimenti che incalzano e disorientano, fra le aspirazioni che pullulano e si confondono, fra le tante parole che si dicono e si scrivono, di una Parola, sicura, forte, cordiale. Una parola che ci riallacci al passato, ci dia orientamento e fiducia per l’avvenire, ci aiuti a vivere e a soffrire nel momento presente. Abbiamo bisogno della parola di Qualcuno che sia capace e degno di esserci Maestro, Capo, Amico». Sono le parole che aprono la prefazione al volume, con cui Guano delinea il perché del testo che offre ai suoi lettori e che rendono ragione di un procedere che si muove attraverso una trama attenta di rimandi al Vangelo e alla Scrittura.

Quello di Guano è un lavoro che apre ai fucini negli anni di guerra l’opzione di una cultura teologica ancorata al testo sacro e che proprio per questo sa farsi lettura sapienziale della vicenda umana. Lo si coglie anche scorrendo la nota bibliografica che correda il volume e che rimanda ad un insieme di autori che, in quel quinto decennio del secolo, rappresentano quanto di più attento e scientificamente strutturato è accessibile negli ambienti cattolici in termini di esegesi biblica. Lagrange e Lavergne, Ricciotti, Lebreton, Lemonnyer, Prot sono i nomi di studiosi a cui Guano rimanda per approfondire i vari punti trattati. E con essi vi sono strumenti come il Dictionnaire de Théologie catholique e il Lexikon für Theologie und Kirche, che sono al centro di un rinnovamento della cultura teologica cattolica che fa tesoro tanto dei vantaggi della storicizzazione quanto di quelli di una cura filologica per lo studio dei testi sacri. Tutto questo permette di situare il contributo di Guano non solo come un tentativo di “divulgare” fra il laicato cattolico colto italiano i frutti di un avanzamento degli studi. Vi è piuttosto la volontà di fare cultura religiosa, nella convinzione che questa sia l’architrave su cui poggiare il domani di una chiesa italiana capace di stare con sapienza dentro la vita degli uomini.

 A cura di Riccardo Saccenti