Giovanni Barra

Giovanni Barra

Giovanni Barra

Il 28 gennaio 1975 moriva il sacerdote e scrittore pinerolese don Giovanni Barra. Il tempo trascorso e la scomparsa anche della maggior parte delle persone che gli erano state vicine rischiano di farlo ricordare solamente come una figurina di santo, tale era per fede profonda e austerità di vita e capacità di amicizia, ma è giusto conservare memoria di lui soprattutto come protagonista e animatore di fermenti vitali nella Chiesa e, per contiguità, nella società civile.
Giovanni Barra, che era lettore attento e accanito di libri e riviste, ha sprovincializzato il mondo cattolico pinerolese, immettendovi a pieno titolo i nuovi filoni di pensiero cristiano che nella stagione del dopoguerra maturavano in Francia, Belgio, Inghilterra e in alcuni intellettuali italiani, allora guardati con sospetto e temuti dalla Chiesa di Roma. Lo ha fatto con la sua predicazione e i suoi scritti zeppi di citazioni e portando a Pinerolo alcuni protagonisti del rinnovamento ecclesiale come Primo Mazzolari, Nazareno Fabretti, Ernesto Balducci, Enrico da Rovasenda, Giuseppe Lazzati rettore dell’Università cattolica di Milano, Giulio Bevilacqua poi cardinale, Mario Gozzini, Arturo Paoli, Adriana Zarri e Oscar Luigi Scalfaro che diventerà presidente della Repubblica. La casa alpina di Pragelato, che don Barra aveva fondato nel 1946, in estate era approdo e punto di incontro e dialogo per padre Michele Pellegrino, Gerard Huyghe vescovo di Arras, il filosofo Jean Guitton, politici sociali come Carlo Donat Cattin e Guido Bodrato e Carlo Borra, gli editori Piero Gribaudi e Crespi, fino ai fratelli Piersanti e Sergio Mattarella. In una dimensione internazionale non è trascurabile che nel 1952 l’editore Mondadori presentasse al pubblico italiano la traduzione di don Barra della storia di una mistica francescana del milleduecento, Margherita da Cortona, opera del romanziere cattolico François Mauriac il quale lo stesso anno riceveva il premio Nobel per la letteratura (nel 1955 don Barra tradurrà un altro libro di Mauriac, L’amore senza misura).
Per redigere una storia moderna della Chiesa pinerolese, che non sia solamente un catalogo di vescovi e sacerdoti, sarebbe bene seguire alcuni altri percorsi specifici. Don Barra ha avuto una simpatia enorme per la missione di recupero cristiano del mondo del lavoro svolta dai preti operai, proponendo le figure di Jacques Loew (primo prete operaio francese come scaricatore di porto a Marsiglia), Alfred Ancel vescovo ausiliare di Lione ed Henri Godin, e importando il loro modello al di qua delle Alpi anche grazie i contatti frequenti con la straordinaria figura del torinese don Carlo Carlevaris, al quale si aggiungeranno nel pinerolese altri preti operai esemplari, fra cui don Gianni Fornero e don Antonio Buffa. L’incomprensione vaticana porterà un po’ per volta all’estinzione del filone dei preti operai (dei quali di recente la Chiesa di papa Francesco ha riconosciuto l’esemplarità), ma si esaurirà anche l’esperienza autorizzata dei cappellani di fabbrica rappresenta nel Pinerolese da don Giuseppe Guglielmino, grande amico di don Barra.
Don Barra si è rivolto anche a riconoscere un ruolo nella Chiesa per le donne, presentando e appoggiando alcune esperienze di suore animatrici pastorali che sotto l’impulso del Concilio ecumenico stavano maturando in vari conventi. È utile vedere quelle idee, espresse per esempio nel libro “Suore d’oggi”, come punto di partenza di un ripensamento della posizione delle donne nella Chiesa che oggi faticosamente sta andando avanti e qualche mese fa ha portato alla nomina di una suora a “prefetta” del dicastero vaticano per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica (è un fatto storicamente inaudito che nella Chiesa cattolica una donna in posizione apicale diriga religiosi anche uomini e non sia sottomessa a obbedire). La strada è lunga, se si pensa alle opposizioni che finora hanno frenato anche solo il ristabilimento del diaconato femminile, privando le parrocchie del servizio e del carisma che le donne diacone potrebbero dare, a costo di lasciare letteralmente il vuoto nella maggior parte delle parrocchie.
Ancora Don Barra, promuovendo le associazioni a forte partecipazione degli universitari cattolici, dei laureati cattolici e dei maestri cattolici, con il sostegno di don Vittorio Morero (futuro direttore de L’eco del Chisone) ha di fatto provveduto a formare intellettualmente una classe dirigente cattolica che ha preso il posto di quella liberale prefascista e di quella fascista e si è abituata a una libertà di opinione nella Chiesa. Ha associato alla proposta intellettuale la pratica delle visite settimanali alle case dei poveri nella Conferenza di San Vincenzo fra laureati e diplomati cattolici, per fare intendere a chi aveva avuto la fortuna di potere studiare che le diseguaglianze sociali non erano giuste e naturali e che lo Stato aveva anche il compito di creare una società più ugualitaria.

                                                                                Piercarlo Pazè

Bibliografia
P. Pazè, I giorni di don Barra, Alzani, Pinerolo 1986.

Si ringrazia l’autore per la concessione dell’articolo, apparso già sulle pagine de L’eco del Chisone.