Depositari di una promessa di vita più grande
di Chiara Di Noi*
Si metteva in valigia il maglione pesante, quello “da ritiro”, e la Bibbia di Gerusalemme, quella con tante note e sottolineature per la scrutatio, si caricava la spesa nel furgoncino e si partiva per qualche giorno fuori Roma.
Lì in foto eravamo a La Verna, era il 2006 circa, eravamo con il nostro assistente p. Massimo e, nonostante alcuni cari assenti, eravamo il gruppo FUCI di Roma “La Sapienza”. Vorrei soffermarmi proprio sulla dimensione della vita di gruppo, perché credo che sia stata per noi, in quegli anni, fondamentale. Ciò senza nulla togliere alla dimensione nazionale della vita associativa, ai cui appuntamenti partecipavamo sempre con entusiasmo.
Studiavamo in facoltà diverse, provenivamo da regioni diverse e da varie realtà ecclesiali, eravamo giovinetti in cerca d’autore con qualche idea posticcia in testa sulla politica e persino sulla fede. Avvertivamo, ma non sapevamo ancora, di essere depositari di una promessa di vita più grande.

Si cominciò a pregare insieme, a condividere la vita e soprattutto a leggere. Leggere autori che nessuno ci aveva mai proposto (men che meno nella mia prestigiosa facoltà di Lettere) o che apprezzavamo sotto una luce diversa: Luzi, Papini, Lisi, Santucci, Ungaretti, Turoldo, Claudel, Bernanos, Chesterton, Lewis, Eliot, Dostoevskij, Tolkien e ovviamente Dante e Manzoni… Trovavamo, con commozione, espressi in quelle pagine le domande che ci bruciavano in cuore, i desideri di pienezza, di amore, di senso che avvertivamo come decisivi per dare i nostri primi passi da adulti nella vita… E la possibilità di una vita cristiana vera, integrale nel senso di unificata, non schizofrenica, che potesse esprimersi tanto in chiesa quanto in facoltà, tanto tra di noi quanto con gli altri fuori, che scorresse come linfa nel nostro studio (che scoprivamo essere una forma particolare di spiritualità e persino di carità), e desse spessore a tutte le nostre relazioni. Poi ci furono anche le cineletture a San Lorenzo, gli incontri organizzati nelle facoltà o in Cappella universitaria: ne ricordo uno su Vittorio Bachelet, uno sulle nuove minacce terroristiche, un altro sulla pace come “ecologia integrale”… Ma ogni riflessione sociale o politica era adesso motivata da una reale passione per l’uomo, era diventata irradiazione di una intelligenza della realtà che smascherava la dogmaticità di ogni visione ideologica, anche relativistica.
I ritiri spirituali erano poi un momento speciale per vivere insieme, sentire il sapore di un’amicizia diversa dalle altre, cucinare e provare ad accendere il fuoco, fare passeggiate in silenzio respirando la bellezza del creato, pregare da soli ma vicini l’uno all’altro, davanti al tabernacolo o seduti ai piedi di un albero, cantare la sera e scrivere il mitico giornalino satirico. Imparavamo davvero che la vita cristiana è un rapporto personale con Cristo dentro una comunità di amici che diventano l’uno per l’altro volto, mano, voce di quel Gesù vivo ancora oggi nella Chiesa.
A quella foto di 20 anni fa vorrei accostarne un’altra molto più recente, in cui ci siamo quasi tutti, ancora. Perché quel gruppo non si è mai più sciolto. Troppa amicizia, troppa bellezza, troppa grazia. Ha cambiato nome, ci ha visti diventare medici, professori, psicologi, architetti, giuristi e cercare nel nostro piccolo, con onestà e dedizione, di seminare il bene; ci ha aiutato a prendere decisioni e affrontare prove anche dure; si è arricchito di mariti e mogli, che si sono via via aggregati (ma qualche coppia è addirittura endogena!), e di quasi una ventina di bambini, che nel frattempo hanno aggiunto pienezza e sostanza a quella vita che già allora sentivamo come una promessa di felicità e di bene e di cui oggi comprendiamo un po’di più il segreto: tutto, la famiglia, il lavoro, l’impegno ecclesiale e sociale, i traguardi e le prove, tutto può essere attraversato e rischiarato dalla luce di una Presenza amante.
*Chiara di Noi è stata Presidente del gruppo FUCI Roma La Sapienza dal 2005 al 2007 e negli stessi anni ha fatto parte della redazione di “Ricerca”. Oggi è docente di Lettere nella scuola secondaria di primo e secondo grado. È moglie e mamma di cinque figli.
