Cinzia Montevecchi. L’intelligenza della fede, la pazienza dei libri

Cinzia Montevecchi. L’intelligenza della fede, la pazienza dei libri

Una vita tra i libri, per i libri, per l’educazione e per la Chiesa. Ma sarebbe riduttivo fermarsi qui. Cinzia Montevecchi ha abitato questo orizzonte con uno stile preciso: competenza rigorosa, discrezione operosa, fede pensata, vissuta e mai esibita. Una di quelle figure che non cercano la scena e proprio per questo lasciano un segno profondo.
Nata nel 1944 a Viozene, sulle Alpi Marittime, cresciuta a Faenza e poi riminese d’adozione, si laureò in Lettere classiche all’Università di Bologna, con una solida formazione filologica che non rimase mai sterile esercizio accademico. Lo studio, per Cinzia, era sempre legato a una responsabilità: verso le persone, verso la comunità ecclesiale, verso la memoria.
Negli anni universitari maturò un’intensa esperienza associativa: fu presidente diocesana della Gioventù Cattolica Femminile di Faenza e consigliera nazionale. È qui che il suo percorso incrocia in modo naturale la sensibilità della FUCI: lo stesso amore per la ricerca, il gusto del confronto, la convinzione che la fede non tema le domande ma viva di esse. Un’impostazione che Cinzia porterà con sé per tutta la vita, nel lavoro educativo e nel servizio alla Chiesa.
Nel 1970 si unì in matrimonio con Piergiorgio Grassi conosciuto nel comune servizio nazionale nell’Azione cattolica, professore ordinario di Filosofia della religione nell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. Dalla loro unione nacquero tre figli: Giovanni, Rachele, Lia e otto nipoti.

Per oltre quarant’anni ha insegnato latino e greco al Liceo classico “Giulio Cesare” di Rimini, di cui fu anche vicepreside, lasciando un’impronta che molti ex studenti ricordano ancora come decisiva. Insegnava lingue antiche rendendole sorprendentemente vive, mostrando come i testi non siano reperti, ma interlocutori. Parallelamente ha insegnato all’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Alberto Marvelli”, dove le è stato conferito il titolo di professore emerito.
Il nome di Cinzia Montevecchi è indissolubilmente legato alla Biblioteca diocesana e all’Archivio storico di Rimini. Dal 2016 fu prefetto della Biblioteca “mons. Emilio Biancheri”: la prima donna e il primo laico a ricoprire questo incarico secolare. Non un primato rivendicato, ma vissuto. Il suo lavoro sul Fondo antico, sulla catalogazione, sulla valorizzazione delle fonti non era animato da erudizione fine a sé stessa, bensì dalla convinzione profondamente ecclesiale che una comunità cresce solo se custodisce e interpreta la propria storia. Per il suo impegno e il segno tangibile che ha lasciato, la Diocesi di Rimini di recente le ha intitolato proprio il Fondo antico della Biblioteca.

Grande spazio ebbe anche lo studio e la diffusione della figura del beato Alberto Marvelli, al quale dedicò numerose ricerche, libri, articoli e la cura della rivista Amici di Alberto e Carla. Collaborò a lungo con il settimanale ilPonte e partecipò alla redazione della monumentale Storia della Chiesa riminese, rendendone accessibili i contenuti a un pubblico più ampio.

Colpita da una lunga malattia, continuò a lavorare e servire fino agli ultimi giorni, con una serenità tenace e una fiducia profonda. Cinzia Montevecchi si è spenta il 13 febbraio 2024. Su impulso del prof. Piergiorgio Grassi e della Biblioteca diocesana e Archivio storico diocesano, ilPonte ha da poco pubblicato il volume Tra archivi e biblioteca. Curato dalla collega Federica Giovannini, raccoglie alcuni degli innumerevoli articoli redatti dalla professoressa Montevecchi negli anni di servizio volontario prestato in Biblioteca e Archivio storico diocesano e al settimanale ilPonte.
Resta come testimone di una laicità adulta, colta, credente: capace di tenere insieme studio e carità, memoria e futuro. Una lezione preziosa, oggi come ieri, anche per chi vive l’università come luogo di ricerca di senso.

Paolo Guiducci