Memoria e ricerca… cantieri e speranze
Parole che restano di un Congresso straordinario (soprattutto per chi c’era).
di Emanuele Pasquini* e Giuseppe Scaramuzza**
Dal 25 al 29 aprile del 1996 eravamo in tanti a celebrare i 100 anni della FUCI.
In quegli anni vivevamo a Roma, presso il Pensionato dell’Azione Cattolica Italiana e svolgevamo il nostro servizio nella Presidenza Nazionale della Federazione Universitaria Cattolica Italiana con altri ragazzotti/e.
Ci trovammo di fronte all’organizzazione di un evento per noi allora epocale.
Radunare poco meno di un migliaio di persone da tutta Italia a Firenze e Fiesole (luoghi delle origini) e poi portarle a Roma all’Udienza del Papa.
Per un’agenzia di organizzazione eventi poteva essere una roba ordinaria, per noi 24/25enni che sapevamo di libri e di ricerca, e un po’ di associazionismo, una sfida enorme.
Trovammo gli sponsor, una ventina di alberghi a Montecatini (1) perché a Firenze non c’era posto per noi, treni speciali da e per Firenze, il palaCongressi, il salone dei 500, il teatro di Fiesole e ancora relatori di pregio e un parco bus per andare a Roma.

La fatica più grande per la presidenza cadde sulla schiena di Giuseppe (5) (segretario nazionale) e grande organizzatore, ma anche a noialtri, ai presidenti Sarah e Andrea, a Francesco e Diego, non mancò il da farsi e poi ai toscani Massimiliano Bandecchi e Roberta Nuti, Gabriele Benedetti e Francesca Finetti, nostri emissari in loco(6).
Venne una roba bella.
Mitica (naturalmente per noi).
Il TG1 fece l’apertura all’edizione delle ore 20 del 25 aprile e Filippo Ceccarelli su La stampa scrisse un editoriale brillante sulla “rivincita” dei fucini. La presentazione delle Tesi Congressuali cinque giorni prima delle elezioni politiche(2) e l’apertura del Congresso a soli tre giorni dai risultati definitivi favorirono l’attenzione dei mass media (all’epoca solo radio TV e giornali… non era ancora tempo di social).
La prolusione nel Salone dei 500, il Convegno al Palacongressi, l”evento con gli ex fucini (6) al teatro di Fiesole e la lapide apposta alla memoria che ancora presidia la data di fondazione, l’incontro della Presidenza con il Presidente della Repubblica, e poi l’udienza plenaria dal Papa.


Una logistica garantita a Roma anche grazie al sostegno del sindaco Rutelli con il quale collaborò attivamente il gruppo fucino romano Roma Sapienza “Vittorio Bachelet”.
Per noi la memoria di amici che portiamo nel cuore.
Un momento di protagonismo giovanile in cui ci sentivamo capaci di grandi cose, di chiedere sinodalità alla Chiesa, partecipazione all’Università, più welfare e federalismo e più Europa alla politica (5).
Avevamo i piedi piantati nel Concilio e nella Costituzione e guardavamo all’Europa.
E in fondo ci crediamo ancora(3).
E lì sono le radici.
Ed eravamo contenti.
Di aver organizzato una roba così.
Di aver consolidato le basi della Fondazione FUCI che di lì a poco avremmo partorito (4).
Di aver conosciuto, scoperto e incontrato generazioni di ex fucini che apportarono, ciascuno in modo diverso a quei nostri anni tanti piccoli germi di passione, umanità, idee (7).
E in quel di Montecatini in quelle sere nacque l’incipit di un sodalizio amicale che poi chiamammo Crepuscolo, siglato poi a Camaldoli qualche mese dopo che ci porta ancora oggi 30 anni dopo a incrociare pensieri, esperienze e alzare i calici.
Una vicenda che dimostra che l’amicizia quando nasce davvero non muore mai.
Un saluto a chi ha condiviso quei momenti e che siamo certi li porta con sé.
E un abbraccio forte a chi non c’è più.
In quelle foto – un po’ come si faceva con Wally su un giornale di quegli anni – provate a riconoscervi e a riconoscere volti amici.
Per noi è stato bello.
Un po’ di post scriptum:
(1) L’organizzazione dell’evento non fu priva di suspence. Opzionammo un albergo a Firenze sud, poi – siccome andammo lunghi con la prenotazione – ci dette (a ragione) il pacco. Da qui la folle idea di Montecatini che ci portò a opzionare mezza città e a organizzare treni speciali…
(2) Il parterre politico dell’evento anch’esso aprì alle polemiche. Due i principali elementi del contendere. Il primo, l’invito e la presenza a Fiesole di Giulio Andreotti – già Presidente Nazionale e direttore di Azione Fucina in occasione della Presidenza Moro – che suscitò non poche polemiche tra i giovani fucini. Il secondo, l’invito di Marcello Veneziani, allora referente politico della destra che da pochi giorni aveva lasciato il passo con le elezioni di Aprile all’Ulivo di Prodi. Tra le altre una lettera di Paolo Giuntella che manifestava con non poco ardore le sue più ampie riserve verso la scelta di aprire il confronto anche a quella parte che – come avremmo visto in seguito – non era una parentesi storica occasionale…
(3) Il titolo del Congresso, “Memoria e ricerca. Cantieri e progetti nei paradossi della speranza”, oggetto di ripetuti scherni da parte del popolo fucino per il suo stile “fucinese” fu partorito collegialmente ai piedi di un castagno di Camaldoli. Esprimeva continuità e tentativi di ulteriore, rispetto alle Tesi di Pavia e Brescia, fari illuminanti per le Fuci di quegli anni, in particolare assumendo la logica del cantiere, come paradigma operativo di un orizzonte di speranza e paradosso che caratterizzava la lettura generale. In questa logica del cantiere si spiega il consolidamento di alcune scelte in particolare organizzative (eventi e modello Fondazione Fuci); operative (University Day), Parte civile (insieme a Legambiente e MFD), Libera (nel gruppo delle associazioni fondatrici e che hanno scelto il nome e il modello organizzativo – associazioni e numeri contro le mafie).
(4)Quando si parla di una Presidenza o di un ciclo in ambito fucino non esiste soluzione di continuità tra ciò che ha fatto chi c’era prima e quello che ha fatto chi c’era dopo. Per capirsi, la Fondazione che nasce in quegli anni, è concepita nel periodo precedente, come germi messi in campo allora troveranno frutto nel periodo successivo.
(5) Parlare di Politica alla sessione dedicata – o tenere la relazione introduttiva – al convegno con Maurice Duverger, Stefano Ceccanti, Valerio Onida e Marcello Veneziani o di Chiesa o di Europa o di Cultura è ancora oggi una di quelle medaglie che ci appendiamo da soli, una opportunità tra quelle che tieni di conto per diventare adulto.
(6) A partire da ottobre 1995 e fino ad aprile 1996, ogni giovedì avevamo una riunione operativa a Firenze (in alcuni casi a Fiesole). La disponibilità del Sindaco di Firenze, Mario Primicerio, fu sconvolgente. Una persona accogliente, aperta al dialogo e un costruttore di Pace. Le riunioni con lui non erano solo operative ma sempre dense di contenuti. Condivideva con noi le sue scelte di amministratore ma nello stesso tempo aveva la capacità di “guardare oltre” il perimetro della sua città. Era il tempo della campagna elettorale che si concluse con l’affermazione de L’Ulivo. Primicerio era curioso e con le sue tante domande voleva capire il pensiero dei giovani di quel periodo.
(7) Nella preparazione abbiamo avuto la fortuna di conoscere molti fucini di altre generazioni. Uno su tutti fu un grande sardo di Orune (NU): Ivo Murgia, reggente della Fuci dopo le dimissioni di Andreotti. Condirettore e fautore del cambiamento della rivista Azione fucina in Ricerca. Il primo numero di Ricerca è datato 25 aprile 1945. Così iniziava il suo articolo di presentazione della nuova rivista: “Uscire da questa, situazione incerta, ed in qualche modo anche angosciosa, in cui la società nostra vive, è aspirazione di quasi tutti gli uomini…Non è strano che dentro questa società la gioventù universitaria viva una sua crisi particolare, partecipando alla situazione generale e sperimentando a suo modo la propria resistenza”. Condivise poi la presidenza Fuci con Bianca Penco. Nell’anno del centenario Ivo, viveva da solo in un appartamento nella zona nord di Roma. Per lui fu come un risveglio da un torpore durato anni. Da quel giorno tutte le mattine alle 7.15 non mancava una sua telefonata presso la camera del Sant’Ignazio alla Domus Pacis. Il centenario per lui fu una rinascita. Si stava lasciando andare. Non camminava quasi più. Frequentando la sua casa ed informandolo delle attività per il centenario ritornò a vivere ed anche a camminare finché arrivò a Fiesole nell’aprile del 1996 dove scoprì la lapide del Centenario insieme a Bianca Penco. Nella sua casa manoscritti di Aldo Moro, Alcide De Gasperi e Vittorio Bachelet. Tutto questo materiale non è andato disperso e subito dopo la sua perdita fu donato all’Istituto Paolo VI. Ivo Murgia morì il 1° gennaio del 2000: lasciò una poesia scritta di suo pugno.

* Emanuele Pasquini, Dirigente alla Cultura e ai Servizi al Cittadino del Comune di Capannori (LU). È stato Tesoriere Nazionale della FUCI dal 1995 al 1997 e incaricato regionale della Toscana. Laureato in Scienze politiche all’Università di Pisa, sposato con due figli. Ha lavorato come Dirigente nell’ambito dell’associazionismo datoriale del commercio e del turismo e ha avuto alcune esperienze politico amministrative negli Enti Locali del territorio e di volontariato.
** Giuseppe Scaramuzza, laureato in Lettere e Filosofia a La Sapienza di Roma e Master in Welfare locale e politiche della cittadinanza. È stato segretario nazionale della FUCI dal 1994 al 1996, negli anni di preparazione e celebrazione de centenario della FUCI. Si occupa di relazioni istituzionali presso un’azienda di ricerca chimico-farmaceutica; è volontario in alcuni progetti della Caritas di Roma; è stato Coordinatore Nazionale del tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva. Ha lavorato presso la Regione Lazio come responsabile segreteria nella presidenza del consiglio regionale.
