Avvenire parla delle attività della Fondazione Fuci

Avvenire parla delle attività della Fondazione Fuci

Avvenire parla delle attività della Fondazione Fuci

L’INTERVISTA. Il Presidente della Fondazione Fuci Nicoletti: riordinando i nostri documenti sono emerse alcune lettere scritte a Igino Righetti. Negli anni del regine fascista, il futuro Paolo VI, vuole educare i giovani alla fatica del pensare con la “propria testa”.

Presidente Michele Nicoletti, la Fondazione FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) ha recentemente ritrovato alcune lettere inedite del 1931 firmate da Giovanni Battista Montini. Come è avvenuta questa scoperta?

Devo dire che è stata una bellissima sorpresa. Da qualche anno abbiamo deciso di riordinare l’Archivio generale della FUCI per renderlo accessibile agli studiosi. Si tratta di un archivio, depositato presso ISACEM, che contiene più di un secolo di storia d’Italia – storia religiosa, civile e culturale – e che solo in parte è stato studiato. Questo immenso lavoro di riordino, coordinato dalla responsabile dell’Archivio Laura Rozza Giuntella e attuato con grande scrupolo dall’archivista Federica Gargano, ha portato alla luce numerose scoperte, tra cui, da ultimo, alcune lettere scritte nel 1931 dall’allora assistente mons. Montini all’allora Presidente della FUCI Igino Righetti.

Qual è il valore storico di questi documenti? Cosa raccontano del giovane Montini e della FUCI di quegli anni?

La figura di Montini assistente della FUCI emerge con grande chiarezza e ricchezza di riferimenti dalla pubblicazione delle sue Carte nell’Edizione Nazionale degli scritti di G.B. Montini a cura dell’Istituto Paolo VI di Brescia, guidato da Angelo Maffeis e Simona Negruzzo. Nella grande mole di carte montiniane le lettere che abbiamo ritrovato sono solo un piccolo numero, ma in ognuna di esse si ritrova qualche tratto della personalità di Montini, quella sua straordinaria attenzione alla vita degli altri, dei suoi studenti universitari, alla loro ricerca spirituale, alla loro formazione intellettuale, ai loro bisogni economici, alla loro ricerca di un posto nella società e nella Chiesa nei tempi difficili dello scontro con il regime fascista a seguito degli scontri del ’31. E si trova sempre la sua preoccupazione per la formazione delle coscienze, l’educare alla fatica del pensare con la “propria testa” e uno straordinario rispetto della libertà delle persone e dell’impegno dei laici.  E, naturalmente, un grande amore per la FUCI.

Questo ritrovamento dimostra quanto sia prezioso l’archivio della Fondazione. Quale patrimonio conserva oggi la Federazione Universitaria Cattolica Italiana e quale lavoro state facendo per catalogarlo e valorizzarlo?

L’Archivio della Fondazione FUCI conserva le carte della Presidenza della FUCI dagli anni Venti del Novecento al presente, nonché altri archivi di personalità significative di assistenti come Mons. Franco Costa e Mons. Guido Anichini. Non è solo un secolo di storia di un’associazione di studenti e studentesse universitarie e dei loro assistenti, ma un pezzo di storia della comunità civile ed ecclesiale italiana. Nelle fila della FUCI sono passati non solo personalità come Montini e Costa, Moro e Bachelet, ma centinaia di laici e sacerdoti che hanno animato la vita pubblica del nostro Paese con uno stile di rigore intellettuale, rispetto profondo per la laicità delle istituzioni, amore per la storia umana. Parallelamente al riordino dell’Archivio (ora quasi ultimato e tra breve aperto al pubblico) abbiamo intrapreso un lavoro di digitalizzazione dei periodici della FUCI (Azione Fucina e Ricerca) che, dopo l’estate, saranno disponibili on line. Anche in questo caso si tratta di quasi cento anni di stampa associativa animata da giovani universitari: un incredibile specchio delle loro speranze e del loro impegno attraverso il fascismo, la guerra, la ricostruzione, il Concilio, il ’68, il terrorismo e la crisi della democrazia. 

La Fondazione non si occupa soltanto di custodire la memoria ma è impegnata quotidianamente a sostenere le attività della FUCI e a mettere in collegamento i fucini e le fucine di oggi con quelli di ieri.  Con quali modalità?

Il patrimonio della Fondazione è costituito e alimentato dai lasciti di ex fucine e fucini che hanno desiderato che questa loro esperienza formativa potesse essere vissuta anche dalle nuove generazioni. È una bellissima storia intergenerazionale. Per questo il suo impegno è prima di tutto sostenere le attività della Federazione di oggi, promuovendo progetti culturali e di ricerca e creando occasioni di incontro tra studenti universitari italiani ed europei e tra diverse generazioni di fucini e fucine. Il sito www.fondazionefuci.com e la newsletter raccontano iniziative, approfondimenti e opportunità, mentre il portale “Generazioni Fucine” mette in rete gli ex aderenti alla Federazione, favorendo lo scambio di esperienze, competenze e testimonianze.

Recentemente avete lanciato un bando per finanziare progetti di ricerca rivolti a studenti e dottorandi. Perché avete scelto di investire in questo tipo di iniziative?

Nel nostro Paese, nonostante la retorica sull’emergenza demografica, non si investe sulle nuove generazioni. Abbiamo migliaia di laureati che lasciano il Paese, perché in altri Stati europei hanno occasioni non solo di lavorare con maggiori gratificazioni, ma di venire trattati come adulti, mentre in Italia, anche in settori vitali per lo sviluppo come l’università e la ricerca o la sanità, si continuano a riprodurre meccanismi di precariato e di paternalismo. Non solo: la vita universitaria appare sempre meno concentrata sulla sua missione essenziale ossia “lo studio”. Le università in Italia continuano a chiamarsi “università degli studi” ma tutto sembra congiurare contro una seria formazione alla concentrazione, alla ricerca, alla solida padronanza degli strumenti fondamentali per lo sviluppo di un pensiero autonomo e critico. Per questo abbiamo deciso di finanziare piccoli progetti, buone idee di singoli e di gruppi di studenti per sviluppare un po’ di gusto per la ricerca e magari anche qualche buona pratica innovativa nell’ambito della vita universitaria.

Su quali temi?

Siamo curiosi di vedere quali saranno i temi proposti dagli studenti. Ci interessa capire la vita universitaria di oggi, le trasformazioni del sapere e delle sue forme di trasmissione nell’epoca dell’intelligenza artificiale, i vissuti profondi di questa età della vita, il disagio sociale ed economico dei fuori sede, la ricerca di senso, le forme di impegno e di partecipazione alla vita civile e religiosa, la speranza del futuro e cosa fare per cambiare il presente, il senso del lavoro e della professione nelle sue dimensioni spirituali ed etiche, la forza delle amicizie civili.

In un tempo segnato da polarizzazione, crisi della partecipazione e trasformazioni profonde dell’università, quale contributo può offrire oggi l’esperienza culturale e spirituale maturata nella FUCI?

Alla fine dell’’800, la FUCI è stata una scelta strategica del mondo cattolico di stare dentro la società italiana ed europea coltivando il pensiero critico, una grande speranza cristiana e accettando il metodo della libertà e della democrazia. Si trattava di studiare con serietà e di prepararsi a vivere al servizio degli altri attraverso il mondo delle professioni e dell’impegno civile ed ecclesiale. Oggi il ruolo delle università è ben diverso da allora e i giovani universitari che un tempo erano destinati naturalmente ad essere “classe dirigente” sul piano sociale e anche politico sono un mondo socialmente assai più variegato e complesso. Ma quell’idea di Righetti e Montini del “cercare la feconda e ardua fatica del pensare con la propria testa” mi pare straordinariamente attuale.

Intervista a cura di Marco Piras

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Le lettere del 1931 “Sono dolentissimo che venga sacrificato il nome della Federazione”

L’archivio storico della FUCI abbraccia un arco temporale estremamente ampio che va dall’inizio alla fine del Novecento, con qualche fisiologica lacuna, tanto più prevedibile se si considera il caratteristico, vitale, incrocio di attività e comunicazioni fra il Centro e i Circoli di una complessa realtà giovanile. Alla valorizzazione di queste carte si lavora da alcuni anni e oggi possiamo finalmente affermare che esse saranno consultabili a breve.

Nella speranza di poter incastonare qualche tessera in più nel ricco mosaico, di recente abbiamo vagliato alcuni fascicoli di carte già accantonate da altri in attesa di una definizione, ma mai venute pienamente alla luce. Fra le sorprese che esse ci hanno riservato, un’anonima camicia cartacea ospitava 10 lettere inedite indirizzate da Montini a Righetti tra settembre e l’inizio di ottobre 1931: preziosi testimoni del momento storico vissuto.

La nostra speranza non era dunque vana, come riteniamo potrà condividere chi voglia scorrere i due brevi estratti che seguono:

“… Qui il comunicato [sulla riapertura dei circoli cattolici dopo l’intesa col Regime, N.d.C.] è stato accolto con grande freddezza, vi si teme l’insidia, vi si nota l’incompiutezza, lo si interpreta, in genere, come un epilogo poco dignitoso e poco rassicurante. Mi pare tuttavia che vi siano buone disposizioni per accettare l’esperimento anche di questa pace, con obbedienza e lealtà. Ma si nota che alla depressione nostra nell’organizzazione giovanile corrisponde una pressione sempre più stringente per quella del partito dominante. La nostra dovrà convivere se potrà vivere: ma in quale stato? …” (15 settembre 1931)

“… Sono dolentissimo che venga sacrificato il nome della F.U.C.I.; anche i nomi hanno il loro valore, specialmente quando il nome, come nel nostro caso, rappresenta un efficacissimo strumento di lavoro; una bella, bellissima tradizione di giovinezza cristiana; e si presta, mi pare, a interpretare anche la nuova situazione costituzionale del nostro movimento. Il sacrificio di esso temo vada assai oltre la modifica verbale…” (30 settembre 1931).

Federica Gargano (archivista Fondazione Fuci)