Visione cattolica del mondo
Pietro Lippert S.J., Visione cattolica del mondo (Die Weltanschaung des Katholizismus), traduzione di E. Peternolli, prefazione di M. Bendiscioli, Morcelliana, Brescia 1931, 19432.
La questione del rapporto fra cattolicesimo e modernità, intesa come categoria storico-culturale, rappresenta uno degli snodi più rilevanti nella vicenda religiosa del XX secolo. Quella tensione, spesso vissuta in termini apertamente conflittuali, conobbe un passaggio cruciale nel periodo intercorso fra le due guerre mondiali, allorché la portata della “inutile strage” esecrata da Benedetto XV era stata ricondotta alla crisi morale del mondo uscito dai “traumi” storici della Riforma di Lutero prima e della Rivoluzione francese poi. Questa lettura, che declinava il cristianesimo, e il cattolicesimo in particolare, in chiave apologetica, trovava ampi spazi negli ambienti romani ma era lungi da esaurire la capacità di un pensiero religiosamente ispirato di confrontarsi con i tratti fondamentali del mondo moderno. Emergeva anche, soprattutto nelle realtà teologicamente più impegnate e colte di area francese e tedesca, la consapevolezza della necessità di un confronto con una cultura moderna capace di introdurre in essa la fede cristiana dando a quest’ultima accesso alla “lingua” mentale e spirituale della contemporaneità.
A questo orientamento rimandano le pagine del volumetto Visione cattolica del mondo di Peter Lippert, membro della Compagnia di Gesù e teologo di valore, fra i protagonisti della redazione della rivista Stimmen der Zeit e figura di riferimento nell’elaborazione di una proposta di cultura religiosa rivolta soprattutto alle generazioni più giovani e veicolata ricorrendo alla stampa, alle conferenze e a trasmissioni radiofoniche. La scelta di tradurre e pubblicare in italiano questo testo rimanda alla politica editoriale di Morcelliana e al suo essere parte di quel progetto di crescita della cultura religiosa e teologica per i laici che ruotava attorno alla figura di Montini e a realtà come la F.U.C.I. e il Movimento Laureati. Più in dettaglio, la messa a disposizione ai giovani laici cattolici italiani delle pagine di Lippert rimanda al cruciale lavoro di mediazione culturale che, nella cornice di quel lavorio culturale, faceva capo a Mario Bendiscioli e che mirava ad aprire l’ambiente italiano ai frutti della matura cultura cattolica tedesca.
Il saggio si apriva, significativamente, proponendo una distinzione fra “cattolicesimo”, intesto come esperienza religiosa, cioè come: «sistema di religione pratica, un’istituzione il cui scopo è di facilitare i rapporti dell’anima umana con Dio», e la “visione cattolica del mondo”. Questa seconda era definita come l’insieme di «opinioni intorno al mondo in cui vivono gli uomini, intorno alla sua origine e al suo fine, al suo valore, alla sua evoluzione e al suo termine, ai suoi bisogni e alle sue esigenze». L’argomentazione del gesuita tedesco, fissando questa distinzione, introduceva in senso all’elaborazione culturale cattolica la nozione di Weltanschauung, il cui uso rimontava alla Critica del Giudizio di Kant e che aveva poi conosciuto un impiego cruciale negli studi storico-sociologici di Max Weber, oltre che nello storicismo di Wilhlem Dilthey e nella riflessione psicologica di Carl Gustav Jung. Già questa impostazione mostrava la peculiarità dello sforzo portato avanti nel breve saggio: non concepire più il rapporto del cattolicesimo con la cultura contemporanea in termini conflittuali, ma porsi il problema di come dare voce al primo nelle forme espressive proprie della seconda. Si trattava cioè di alimentare un circolo virtuoso, nel quale l’esperienza di fede diveniva capace di offrire risposte ai bisogni spirituali che proprio le forme del pensare contemporaneo lasciavano emergere e che trovavano una loro manifestazione nelle acquisizioni non solo del pensiero filosofico, ma anche di saperi come la sociologia, la psicologia, l’economia, la storia.
La peculiarità di questo approccio, che mira a rileggere l’esperienza di fede come capace di innestarsi con frutto nelle pieghe della modernità culturale, si ritrova anche solo nell’indice del lavoro di Lippert, che passa in rassegna i contenuti della Weltanschuung cattolica e però ne storicizza anche il formarsi, testimoniando la lucida consapevolezza di come proprio la storia sia ormai un asse fondamentale della visione delle cose proprie della cultura moderna. In tal modo, la parte finale dello studio, in cui si considerano il piano metafisico, religioso ed etico come quelli su cui si articola la visione cattolica delle cose, emerge come la messa a punto di un quadro organico che prende forma nello sviluppo temporale del rapporto fra esperienza di fede e realtà.
A insistere sulla peculiarità del contributo di Lippert vi era l’introduzione di Mario Bendiscioli, premessa alla seconda edizione della traduzione del saggio che esce nel 1943. L’iniziativa di rendere accessibile il volumetto in lingua italiana veniva esplicitamente ricondotta al bisogno di elaborare, dal punto di vista cattolico, risposte adeguate alle esigenze del mondo “moderno”. E con quest’ultimo aggettivo si intendeva «soprattutto una mentalità nuova, quindi un senso particolare di determinati valori individuali e sociali». Bendiscioli chiariva cioè come fosse necessario interrogarsi su quelle che erano le esigenze spirituali sottese alle espressioni della cultura moderna e avviare un itinerario di pensiero compiutamente incarnato nella vicenda storica, grazie al quale rendere il cattolicesimo capace di interloquire con il presente e dare risposte.
Va notato come queste osservazioni del curatore della pubblicazione risalgano ad un tempo, il 1943, che per l’Italia e l’Europa segna il tornante militare e politico dei mesi drammatici del secondo conflitto mondiale. Mentre si consuma la crisi finale del regime fascista, si inizia a capire che le sorti della guerra volgono a favore degli Alleati e anche per i cattolici si pone il problema di pensare il paese e l’Europa di domani. Su quello sfondo, la ripubblicazione della traduzione di Visione cattolica del mondo mirava ad alimentare un’intelligenza delle cose che guardava alla cultura moderna come esperienza di umanità a cui prestare l’attenzione della fede. Si tratta di una prospettiva che contribuì a rafforzare e alimentare l’approccio di quei giovani laici cattolici che si sforzavano di vedere, fra le rovine della guerra, il profilo di una società, di una politica, di una cultura rinnovate e più umanizzate.
A cura di Riccardo Saccenti
