La fucina maretta degli anni ’90
di Sandra Lucente*
‘La fucina maretta degli anni ‘90
Anni 90, nei nuovissimi libri di storia già compare il movimento della Pantera, la fine della Prima Repubblica, il crollo del muro di Berlino e la guerra dei Balcani. Essere universitari allora voleva dire tenere tra le dita qualche calcinaccio di ideologia sgretolata e raccontarlo come se fosse un pilastro. In FUCI ci ero arrivata nel modo più naturale possibile: dopo tanti anni di Azione Cattolica e qualche esperienza nel MSAC, la FUCI era il naturale prosieguo. Avevo trovato un mondo molto più composito: eravamo un gruppo numeroso, con un assistente davvero speciale, Don Gianni De Robertis, ed eravamo bisognosi di scegliere capendo quel momento che sembrava una svolta.
La relazione con il contesto nazionale rifletteva questa urgenza, il gruppo di Bari arrivava in quegli incontri con tante proposte e qualche provocazione. C’è, tra tutti, un episodio che cito spesso.
Iniziava un momento di confronto tra varie realtà fucine e un circospetto studente veneto si avvicina a me e all’altro presidente del gruppo barese e ci rivela in segreto: “Oggi c’è un po’ di maretta” e noi ad alta voce con intonazione barese riveliamo: “Siamo noi la maretta!”.
Maretta. Che strano termine. Non è tempesta, non fa paura. Non è nemmeno un’onda che ti culla però. La maretta all’inizio ti diverte, se ti sorprende al largo devi comunque prendere decisioni, dopo un poco inizi a dominarla. Siamo noi la maretta, indomiti ma vivi.
Oggi insegno Analisi Matematica e Comunicazione della Scienza presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. È bello essere tornata nel luogo in cui ho studiato, ma è bello anche immaginare Moro studente fucino prima che docente e politico. Faccio tanta divulgazione e non mi sottraggo ai troppo doveri burocratici di questo lavoro. Molto spesso mi capita di pensare che la FUCI mi abbia formato al lavoro in comunità più di ogni altra esperienza che ho fatto.
Quegli incontri che erano palestra di mediazione e confronto mi hanno tanto aiutato quando certi progetti chiedevano di essere realizzati. I miei studenti hanno l’età in cui io andavo in FUCI, ma questo è un tempo storico diverso, che forse ha deluso le nostre aspettative di allora, ma ci tengo, per quel che posso, affinché il loro tempo non deluda le loro aspettative. Preparando questo racconto ho pensato che quando spiego Public Speaking dico che la cosa più difficile non è decidere cosa dire ma è alzarsi e parlare davanti ad un pubblico sconosciuto. Forse dovrei inserire l’esercizio di alzarsi e dichiarare: “Siamo noi la maretta”.
Due anni fa il Magnifico Rettore mi chiese di tenere la prolusione per l’inaugurazione dell’anno accademico di Uniba. Immediatamente pensai alla FUCI, avevo imparato la parola “prolusione” proprio in una delle sue assemblee, allora costruii tutto il discorso su una frase di Aldo Moro che descrive come libertà, rispetto e dialogo si raggiungano solo se c’è il “libero respiro” di ciascuno [Link].
La mia esperienza fucina è finita con la stessa naturalezza con cui era iniziata, con la laurea ho lasciato Bari e il gruppo. Le amicizie no, anzi coloro che sostengono la mia vita sono perlopiù ex fucini. Per la preghiera del mattino la domenica, per il confronto ancora acceso sui temi politici in un bar, per i dubbi di mamma, per le sfide da docente c’è sempre un ex fucino che mi fa compagnia. Credo che la spiritualità di quegli anni sia diventata il collante tra noi ormai sparsi in tutta Italia. Ecco forse quello che serve a fare maretta continua: il libero respiro di cui parlava Aldo Moro che è parente stretto del soffio dello Spirito.
*Sandra Lucente è docente di Analisi Matematica e Comunicazione della Scienza presso il Dipartimento Interateneo di Fisica e presidente del Museo della Matematica dell’Università di Bari. Fa ricerca in equazioni differenziali con varie collaborazioni. Tiene conferenze, laboratori e spettacoli di divulgazione scientifica. Collabora con Sapere, Maddmaths!, La Repubblica. Ha scritto Itinerari Matematici in Puglia (2016) e Itinerari Matematici in Basilicata (2019) per Giazira Scritture. Per Dedalo Edizioni ha scritto Quanti? Tanti (2024), finalista al Premio Asimov X edizione; ha collaborato al testo Mezzogiorno di Scienza con una biografia di Ennio De Giorgi.
