Andrea Albertin
Andrea Albertin nasce nel 1976 e diviene presbitero della Diocesi di Padova. È stato docente di Sacra Scrittura e Direttore dell’ISSR di Padova, dopo aver ricoperto numerosi incarichi nella diocesi soprattutto nell’associazionismo giovanile. In particolare, è stato assistente nazionale della FUCI dal 2019 al 2022. Muore per un improvviso malore nella mattinata di martedì 1° luglio 2025, mentre si trova agli esercizi spirituali nella casa di spiritualità “San Martino”, a Ceneda a Vittorio Veneto (Tv).
Di seguito pubblichiamo il ricordo di don Andrea, nelle parole che ha donato alla FUCI, scritto da Allegra Tonnarini, Presidente nazionale della FUCI dal 2021 al 2023.
In un bell’intervento in occasione dell’Assemblea federale del 2021, oggi purtroppo consegnato solo alla memoria di chi lo ascoltò allora, don Andrea Albertin ripensava l’etimologia dell’acronimo F.U.C.I.: federazione, come scelta di un cammino condiviso di diverse sensibilità accademiche e geografiche, università, quale luogo di missione d’elezione per tutti i fucini, cattolica, come disponibilità a farsi prossimi a tutti, nella vocazione universale della nostra fede ed italiana, quale adesione alla storia di uomini e donne che, nel corso degli anni, non si sono tirati indietro per costruire una società e un Paese più giusti e dignitosi.
In queste poche righe, vorrei ricordare la figura dell’Assistente nazionale con cui ho condiviso l’esperienza di presidenza FUCI dal 2021 al 2022. Le sue meditazioni hanno accompagnato e guidato il nostro apostolato universitario; parole affidate al cuore di ognuno, più che alla carta scritta, ma preziose proprio perché tesoro personale.
Come quella volta in cui, a conclusione di un evento nazionale, ritrovandoci in un ritiro di presidenza, don Andrea si soffermò a ragionare su un capitolo del secondo libro di Samuele: Davide che censisce il suo popolo e poi si pente di aver peccato di arroganza di fronte al Signore. Così nel momento di tirare le somma, di fare il bilancio di un’attività proposta alla federazione, don Andrea ci invitò ad andare oltre la conta dei numeri (che certo non è mai stata molto clemente …), oltre l’analisi fattuale dei risultati e di guardare piuttosto alle occasioni e ai momenti di bene vissuti, alla scommessa evangelica, al terreno seminato.
O ancora quel giorno di agosto in cui eravamo a Camaldoli e riflettendo sul versetto di Luca “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno” ci raccontava del Regno di Dio, e di come potesse essere riconosciuto nella storia di ciascuno, in ogni incontro con il Signore, di come avvicinare il tempo dell’oltre, dell’al di là, all’esperienza umana della vita terrena.
Ma forse le sue meditazioni più belle sono state quelle che hanno accompagnato la settimana teologica sul tema della città. Una teoria di città bibliche, da Gerico a Babele fino ad arrivare alla Gerusalemme celeste. Un percorso di lettura delle Scritture che ci ha sollevato verso l’alto, verso l’incontro con il cielo, partendo però dai segni della storia, dalle vicende degli uomini e delle donne che ci hanno preceduto nelle strade del mondo, dalla fondazione della civiltà cristiana, nelle sue contraddizioni e nelle sue speranze.
Ognuno dei fucini della mia generazione potrebbe ricordare tanti momenti come questi, parole rubate in una pausa caffè, confidate in una confessione, ascoltate in un video sui social o lette in un articolo di Ricerca. Il potere della Parola viva, che dona vita oltre la morte, è il mistero d’altronde della nostra fede. Così ognuno di noi, nel ricordo di quei dialoghi, di quelle battute scambiate con don Andrea, potrà credo continuare a vivere in comunione con chi ha condiviso con noi, per un tratto, la ricerca del volto di Dio nella nostra vita.
Allegra Tonnarini




