Liturgia e personalità
D. von Hildebrand, Liturgia e personalità, Morcelliana, Brescia 1935.
Nel 1933, dopo la nomina di Adolf Hitler a Cancelliere, non pochi lasciarono la Germania scegliendo la via di un volontario esilio di fronte all’ascesa al potere del fascismo. Fra le figure di intellettuali e uomini di cultura e sapere che fecero questa scelta di fu anche Dietrich von Hildebrand, al quale si doveva una netta opposizione all’impianto ideologico del partito nazionalsocialista, colto come irriducibilmente anticristiano. Fuggito in Austria, von Hildebrandvi proseguì il proprio impegno intellettuale e la propria opposizione a Hitler e al suo regime, fino alla fuga seguita all’Anschluss che lo porterà negli Stati Uniti, ad insegnare filosofia presso la Fordham University. La scelta di tradurre e pubblicare un’opera di questo autore nel 1935 in Italia segnava dunque una scelta culturale ben precisa da parte della casa editrice Morcelliana e del retroterra che ne alimentava il progetto editoriale. Dietrich von Hildebrand era infatti voce di una contestazione teologica e cristiana al nazionalsocialismo visto come degenerazione di un germanesimo che era stato oggetto dell’attenzione critica di altri autori e intellettuali cattolici italiani di quegli anni.
Liturgia e personalità era stato pubblicato nel 1933 si presentava come uno studio nel quale l’autore metteva a frutto, rispetto alla valutazione della funzione della liturgia cattolica, il precipitato del suo approccio filosofico di matrice fenomenologica. Allievo di Husserl e di Max Scheker, von Hildebrand aveva messo al centro del proprio pensiero l’esperienza, nella convinzione che fosse necessario insistere sul rapporto con la realtà e con la viva pienezza dell’essere. In ragione di questo realismo ogni essere reale appare come dotato di senso e dunque come potenziale oggetto di un’indagine filosofica volta a passare, dal piano della nostra percezione di quell’oggetto, a quella della comprensione del suo significato.
Questo approccio metodologico è compiutamente adottato in questo studio che metteva in relazione due nozioni specifiche, e cioè liturgia e persona. Il primo termine, al netto della sua varietà di estensione, veniva assunto alla luce dell’uso più comune e condiviso, ossia come significante quell’insieme di atti che include l’Ufficio divino, l’amministrazione dei sacramenti e dei sacramentali. Intesa in questo modo la liturgia viene indagata sì nella sua natura primaria di atto di venerazione rivolto a Dio. Von Hildebrand precisa infatti come la liturgia sussista come espressione della disposizione orante degli esseri umani e della Chiesa. E tuttavia, egli stesso sottolinea come l’esperienza liturgica non si limiti ad un formale rendere onore a Dio, ma, per così dire, “sovrabbondi” la sua stessa natura e arrivi a incidere sul livello psicologico della personalità dell’orante. Se la funzione primaria e propria della liturgia non è quella di edificare, sul piano psicologico, l’essere umano, tuttavia questa conseguenza si produce sul piano esperienziale ed è dunque su di essa che occorre condurre un’indagine adeguata.
Per Dietrich von Hildebrand, la liturgia come onore reso a Dio esprime per il cattolico quello sforzo di “imitare” Cristo che è centrale e che spiega come l’esperienza liturgica abbia anche conseguenze antropologiche. Nell’imitare il Cristo che prega, egli osserva, il credente si fa simile a Cristo e in tal modo educa la propria anima, modella la sua psicologia, trasforma sé stesso.
L’approccio espresso nelle pagine di Liturgia e personalità emerge da un considerare la liturgia come esperienza da analizzare con gli strumenti della fenomenologia realista e traccia il profilo di un cattolicesimo che, per il modo in cui si dà e viene vissuto dagli esseri umani, riforma e trasforma la natura umana a imitazione di Cristo. Si tratta di un passaggio non secondario, sia sul terreno strettamente ecclesiale che su quello politico. Rispetto al primo il pensatore tedesco pone l’accento sulla centralità della liturgia rispetto ad ogni altra forma di culto e devozione. È nell’atto liturgico che si esprime propriamente la dimensione orante del cristiano e che questa ne modella vita e cuore.
Questa concezione filosofica e teologica dell’antropologia cristiana assume però una evidente ricaduta di ordine politico, soprattutto se la si colloca nel quadro di una Germania in cui si veniva affermando il culto della razza e del primato del sangue. È quel che emerge allorché, dopo aver ricordato che la dignità della persona risiede, cristianamente, nella capacità di rendere il culto a Dio, Dietrich von Hildebrand contesta ogni vincolo che non riposi sulla coscienza dell’essere umano. «I valori centrali della persona – scrive – non nascono spontanei nell’uomo, come la sua statura o la vivacità del suo temperamento, ma derivano piuttosto dall’adesione cosciente e dalla cosciente subordinazione al mondo dei valori, dalla sommissione a Dio attraverso l’affermazione dei valori e la risposta ai valori» (pp. 5-6).
Il saggio di von Hildebrand entrò in quel programma di pubblicazioni che Morcelliana sviluppò negli anni Trenta su impulso di Montini e delle linee di elaborazione culturale degli universitari cattolici e dei laureati cattolici. Liturgia e personalità rientrava in nella proposta di un’assunzione di responsabilità, da parte dei cattolici, nel discorso culturale del paese che sapesse guardare al di là dei confini nazionali. Ed è significativo ricordare che la realizzazione della traduzione di questo scritto venne in prima battuta proposta ad un dipendente trentino della Biblioteca Apostolica Vaticana, Alcide De Gasperi. Solo di fronte alla sua indisponibilità fu don Giulio Delugan, assistente della FUCI trentina, che di De Gasperi fu amico e corrispondente negli anni dell’esilio, a realizzare la versione italiana dell’opera. Delugan dirigeva Vita Trentina, il periodico diocesano di Trento che era subentrato a Il nuovo Trentino diretto proprio da De Gasperi, e sulle pagine del suo giornale si era più volte espresso contro il nazionalsocialismo.
Tanto la vicenda della traduzione e pubblicazione del volume di von Hildebrand in Italia, quanto il suo contenuto, si collocano nell’orizzonte della reazione cattolica ai movimenti totalitari di destra in Germania e Italia. In questo saggio filosofico sulla liturgia emergeva infatti una chiara rivendicazione dell’alterità netta fra il cristianesimo e in particolare il cattolicesimo e ogni forma di “culto” altro da quello reso a Dio. Un criterio di valutazione, questo, destinato a far da punto di riferimento per la F.U.C.I. di Montini, così come per i Laureati Cattolici, nell’Italia degli anni Trenta.
A cura di Riccardo Saccenti
